OMELIA DELLA DICIANNOVESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

Jesus and the pharesees

OMELIA DELLA DICIANNOVESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B:

Gesù nella lettura della scorsa domenica, ci ha detto che Lui è il pane della vita. E oggi dice “il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Giovanni 6,51). Collegando il pane della vita con la sua carne, Gesù alludeva alla sua morte sacrificale sulla croce, una morte con la quale il Padre dà la vita nuova ed eterna a tutti coloro che credono. La Santa Messa che celebriamo ogni giorno è un memoriale della morte sacrificale di Gesù. La notte prima della sua morte, Gesù sigillò la nuova alleanza con queste parole: “Prendete, questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. (Marco 14:22-26). Con queste parole, Gesù istituì la Santa Eucaristia sulla tavola da pranzo con i suoi discepoli il Giovedì Santo. E il Venerdì Santo ha offerto la sua vera carne e il suo sangue attraverso la sua morte sulla croce.

L’amore di Gesù per tutti noi si è manifestato pienamente alla sua morte in croce, perché ha detto: “E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”. Durante i suoi ultimi giorni sulla terra, disse questa preghiera sacerdotale: “Non prego solo per questi [il suo discepolo], ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola.” (Giovanni 17:20). Gesù non vuole che passiamo attraverso i dolori e le umiliazioni del Calvario per il bene della nostra salvezza. Perciò morì una volta per tutti noi, affinché potessimo essere salvati. Ha istituito il sacramento dell’Eucaristia, in modo che ogni volta che lo celebriamo, i meriti redentori del suo sacrificio siano resi nuovamente disponibili per noi. E nelle parole di San Paolo: ‘Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.’ (1 Cor. 11:26).

La Santa Messa rende dunque perpetuamente presente per noi la morte sacrificale di Gesù e i suoi meriti redentori. Dobbiamo quindi ricevere la Santa Eucaristia in stato di grazia. Dobbiamo seguire il consiglio di San Paolo nella seconda lettura di oggi: “Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo”. Dobbiamo permettere che quello stesso amore che ha fatto morire Cristo per noi si manifesti nella nostra vita e nel nostro rapporto con gli altri. E vivendo la nostra vita come Dio vuole, e attraverso i meriti della morte di Cristo sulla croce, possiamo ereditare il regno di Dio in cielo nell’ultimo giorno.

Don Justin Nzekwe

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